E insomma ieri entro in classe. Vediamo insieme il film “L’Onda”. I ragazzi  lavorano a gruppi, discotano, si confrontano. I totalitarismi, la dittatura, la cieca ubbidienza. Facciamo ipotesi, le smontiamo, le ricostruiamo. Due ore volate così, senza accorgersene. Suona la campanella, li accompagno in cortile.

Risalgo, mi siedo sulla cattedra. Sopra. La sedia è sempre troppo stretta per le mie gambe lunghe. E allora mi siedo sulla cattedra come un pappagallo sul suo trespolo.

Lungo i corridoi incontro il mondo che mi chiede. Mi avvisa che, mi domanda se, mi chiede di; è tutto un fuoco di richieste, consigli, attenzione.

Gli adulti e i ragazzi hanno bisogno di questa cosa preziosa e e rara: un’attenzione sincera e gratuita.Le motivazioni sono le più diverse: fragilità, senso di smarrimento, insicurezza, semplice solitudine.

La classe è il mio spazio libero. Bianco dove posso dire ed essere quella che sono. In questo mestiere che più di molti altri mette in luce quello che sei. Prima di insegnare, noi siamo persone. E la qualità umana viene fuori e puoi chiudere il coperchio della pentola e tenerlo premuto finchè vuoi. Ma il contenuto esce fuori e si vede quello che sei.

Ecco il perché di tanti fallimenti e di tante vittorie.

E poi ci sono io con le mie mattine buone, meno buone, con le situazioni da gestire fuori dalla scuola, io che provo ogni giorno a portare dentro quelle mura  il meglio che ho da offrire a quei ragazzi.

Consapevole che la letteratura non li renderà certo ricchi e socialmente invidiati ma che potrebbe aiutarli, e molto,in alcuni momenti. Perchè la letteratura parla sempre dell’uomo e dei suoi fantasmi buoni e cattivi.

E il fatto di saper fare un pensiero critico su se stessi li aiuterà e non poco. Quando si troveranno a mandare mille curricula senza ricevere risposte. O dovranno andare all’estero , lasciare famiglia ed amici per inseguire un lavoro.O quando dovranno capire di quali persone circondarsi o quali lasciare andare.

La parola scritta, pensata, immaginata, ripetuta, la sentiranno. E sussurrerà dentro di loro anche una voce piccola , sentita da una prof piccola di un paesino piccolo.Sarà come scrivere una lettera a se stessi, come darsi coraggio, come cantare una canzone nel  buio.

Con quelle parole, le mie, con quelle dei loro genitori, dei loro amici, delle persone che li amano si faranno forza. Non con i soldi o con l’ultimo modello dell smartphone,con la borsa fimata o con la macchina nuova. Se avranno investito su se  stessi, nel modo giusto, nutrendo un pensiero critico, pensando se stessi come persone fiere, libere e felici, capaci di scelte autonome, allora tutto avrà avuto un senso.

In quanto a me, credo che continuerò a starmene appollaiata sulla cattedra, incrociando le mie gambe lunghe, caracollando tra borse, libri e fotocopie per i corridoi della scuola, cercando di seminare parole che aiutano, consolano e rafforzano. Sempre.

Cp

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ti manca per essere felice?

“Cosa ti manca per essere felice? ” di Simona Atzori

Perchè ci identifichiamo sempre con quello che nn abbiamo, invece di guardare quello che c’è? Spesso i limiti non sono reali, i limiti sono negli occhi di chi ci guarda. E’ nostra responsabilità darci la forma che vogliamo, liberarci di un po’ di scuse e diventare chi vogliamo essere, manipolare la nostra esistenza perchè ci assomigli. Non importa se hai le braccia o non le hai, se sei lunghissimo o alto un metro e un tappo, se sei bianco, nero, giallo o verde. La diversità è ovunque, l’unica cosa che ci accomuna tutti. Io credo nella legge dell’attrazione: quello che dai ricevi. Se trasmetti amore, attenzione, serenità:se guardi alla vita con uno sguardo costruttivo; se scegli di essere attento agli altri e al loro benessere; se conservi le cose che ami e lasci scivolare via quelle negativa, la vita ti sorriderà.

Un libro bello, pieno di messaggi positivi; la voce limpida di una giovane donna che dà speranza, che racconta la sua storia; una storia di lotte, difficoltà e grandi gioie, ottenute con la forza di volontà e dell’amore.Lo consiglio vivamente, fa riflettere e regala speranza, una merce, di questi tempi, assai rara.

CP:)

Come è andata oggi a scuola?

Da qualche settimana ormai siamo ripartiti. A scuola dal primo di settembre, mi guardo intorno. Non lo saprei descrivere il mio stato d’animo. E’oramai qualche anno che insegno, dovrei essere abituata, non dovrei avere nessuna titubanza. Guardo la mia borsa, il mio pc, l’elenco dei miei ragazzi, i libri di testo e mi manca un po’ l’aria. Quale situazione stiamo vivendo? Quale scuola esiste oggi?Dal mio piccolo angolo di mondo , adagiato su splendide colline,  osservo una realtà in difficoltà. Personale che manca, pochissime le risorse, un turn over quasi continuo delle figure di riferimento, edifici non sempre a norma, ragazzi spesso fragili accompagnati da famiglie fragili, problemi di gestione, personale non sempre  formato, non sempre adatto, alle esigenze. La situazione della scuola è questa, inutile negarlo. Tuttavia, in questi tempi bui, io credo profondamente che il ruolo, quella che in burocratese si chiama la funzione docente, sia determinante. Tutto sta nell’esserci. Essere insegnante è una scelta precisa che  deve essere presa con consapevolezza, perché mai come in questo lavoro, ciò che porti in classe si identifica con ciò che sei, come persona. Non puoi bleffare, non reggeresti per molto tempo. I tuoi valori, la tua coerenza, la sostanza della tua persona e del tuo vissuto vengono fuori, che tu lo voglia o no. Ecco perché lo sforzo continuo di un buon insegnante è quello di leggere, vivere, fare esperienza: ciò che vivi, lo porti in classe, ai tuoi ragazzi. E spesso, quasi sempre, è la tua empatia, l’esperienza delle vicende umane, la capacità di cogliere un disagio ancor prima che si manifesti, di saper far sorridere i ragazzi sopra ad un dolore che aiuta a risolvere i problemi. Non i titoli accademici, le specializzazioni, le lauree, che pur sono necessarie, ma il tuo spessore umano. Che ti porta ad osservare l’altro, a capirlo per poi aiutarlo. Far sentire meno solo un ragazzo, sostenerlo in un momento difficile,  essere il suo punto di riferimento, fermo, saldo, costante. Esserci, appunto. Nel significato più pieno del termine. Nella qualità di una relazione piena e ricca di significato. Perché un insegnante può cambiare la vita di una persona, nonostante si dica di no. E’ così. Abbiamo una grande responsabilità, una valigia importante, bella, che ha un peso. Il mio viaggio, il nostro viaggio continua. Che il vento ci sia favorevole.

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